26 mag 2018

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Savona Ministro dell'Economia: Come Usciremo dall'Europa

Savona come Ministro dell'economia è fondamentale per Salvini e Di Maio per questo stanno insistendo sulla sua nomina



Perché Savona è l’unico ministro che, per la sua autorevolezza e integrità, può trascinarci a viva forza fuori dall’euro e fuori dall’Unione Europea sul filo di un’argomentazione economicamente e politicamente sostenibile.

Il pensiero di Savona infatti muove da una premessa largamente condivisibile: l’Italia è entrata nella moneta unica impreparata, con un’economia che non rispettava il principale fra i criteri d’ammissione, il rapporto fra debito e Pil che avrebbe dovuto essere del 60 per cento.

Ma l’Italia voleva entrare per godere dei benefici di riduzione dell’inflazione e dei tassi d’interesse, e i partner non volevano lasciarla fuori anche perché temevano i vantaggi competitivi che le svalutazioni potevano dare a un paese molto industrializzato.

Fatto sta che il beneficio dell’euro fino alla crisi del 2007 è stato fortissimo per la riduzione del costo del debito, ma nessun governo ne ha fatto tesoro, aumentando anzi il debito pubblico.

Savona Ministro dell'Economia: Come Usciremo dall'Euro

Savona Ministro dell'Economia: Come Usciremo dall'Europa

Poi è arrivata dagli Usa la crisi e la recessione. Di fronte alla quale i diversi governi dell’Unione Europea si sono mossi senza fare fronte comune. I paesi che avevano fatto le riforme economiche e sociali per superare la crisi senza troppi danni ne sono emersi rapidamente. Gli altri hanno rischiato il fallimento e alcuni, come l’Italia galleggiano con fatica e hanno pagato e pagano alti costi sociali
E qui Savona diventa cruciale perché offre una soluzione.

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Anzi una doppia soluzione. Un’ipotesi A e una B.

Ha esposto la sua tesi in libri e convegni (anche, poveri noi, alla presenza dell’economista di sinistra e ora leghista Alberto Bagnai).

Savona fa una prima ipotesi, che è quella che, lui europeista, preferisce, L’ipotesi A, dice, ci riporta alle ragioni di fondo della scelta comunitaria: la pace dopo le due guerre civili europee, il benessere, la solidarietà.

Ma per raggiungere questo obiettivo occorre potenziare il ruolo della Commissione, dare alla BCE i poteri che ha la Fed, creare uno strumento finanziario comune di pronto intervento a favore dei paesi in difficoltà, armonizzare le politiche fiscali. In sintesi qualcosa di molto simile agli Stati Uniti d’Europa.

Cioè l’esatto opposto di ciò a cui aspirano i sovranisti putinisti del M5S e della Lega, come salta agli occhi.

Ma, aggiunge Savona - ed è qui che la sua investitura come ministro dell’economia diventa essenziale per i due lazzari pseudo guidati dall’avvocato Masaniello - per il successo dell’ipotesi A, cioè per costringere i paesi più ricchi ed egoisti, occorre essere attrezzati con l’ipotesi B, vale a dire pronti tecnicamente ad una subitanea uscita dall’euro.

Niente pugni sul tavolo di Bruxelles, niente minacce di fuoruscita, ma immediato cambio di moneta, seguito da svalutazione competitiva. Ciò richiede una forte e unitaria guida del governo, una Banca D’Italia capace di fare l’inversione a U senza incertezze, l’epurazione di tutti i dirigenti pubblici che sono stati affascinati dalle Sirene bruxellesi, e un’opposizione complice o sedata.

Senza l’ipotesi B in corso, l’ipotesi A è come una moneta fuori corso, non acquisterà mai il consenso dei partner europei.

Capiamo ora la testardaggine di Salvi e Di Maio (forse meno del secondo perché il M5S dovrebbe spartire con la Lega il bottino politico acquisito e la famosa democrazia diretta finirebbe ne cestino dei sogni. Ma forse il Clan dei Casaleggesi questa conseguenza non l’ha ancora calcolata, oppure si accontenta della metà del bottino).

Savona sa qual è il costo dell’uscita dall’euro a cominciare dal l’uscita dall’Unione Europea, dal balzo dell’inflazione conseguente alla svalutazione con necessaria riforma fiscale, dall’aumento esponenziale del costo del debito, fino debolezza italiana rispetto ai giganti dell’economia mondiale.

Ma, dice, e qui cede alla retorica sovranista - e non può fare altro perché la consequenzialità del suo rigore accademico altrimenti lo sprofonda nell’incubo - il futuro tornerebbe nelle nostre mani e non saremmo in balia dell’egoismo tedesco e nordico.

Sintesi: o Stati Uniti d’Europa liberi e belli, o ritorno alla sovranità nazionale con contorno di governo necessariamente autoritario.

- Marco Taradash

 Dettori a fianco di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi


  Secondo quanto riferiscono i quotidiani, a capo dell’Ufficio del Presidente a Palazzo Chigi, come braccio destro di Giuseppe Conte, arriverebbe Pietro Dettori, dipendente della Casaleggio Associati e della Fondazione Rousseau, di cui è socio, braccio destro di Davide Casaleggio.


Significa che le mani di Casaleggio arrivano nel cuore dello Stato. 


Un imprenditore privato, senza incarichi pubblici e senza mai essere stato eletto, gestirà Palazzo Chigi con un suo fedelissimo.

Un conflitto di interessi senza precedenti.

Ecco quale sarebbe l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocato Conte.

Dettori, che gestisce i social del Movimento 5 stelle, secondo un’accurata inchiesta del Foglio sarebbe uno dei maggiori responsabili del fango sui social network contro gli avversari politici.

Il Foglio ha svelato i legami che Dettori avrebbe con il gruppo facebook "Club Luigi Di Maio", ricettacolo di propaganda nazista e razzista, nonché macchina dell’odio contro politici e giornalisti con un bacino di utenza da un milione di persone.

Il ruolo di Dettori nell’infangare gli avversari viene confermato anche nel libro “Supernova”, scritto da due ex dipendenti di Casaleggio e M5s con fonti addirittura tra i fedelissimi di oggi di Di Maio, come Laura Castelli che definiva i suoi colleghi “lobotomizzati” e “omertosi”.

Il fatto che un personaggio come Dettori, peraltro senza alcuna esperienza nelle istituzioni, arrivi a dirigere l’ufficio più importante di Palazzo Chigi preoccupa e conferma ancora una volta chi è che comanda sul serio nel Movimento 5 stelle: l’imprenditore privato Davide Casaleggio, a capo del partito per diritto dinastico ed ereditario.

- Michele Anzaldi.

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